Come riportato dal Mattino di Napoli e rilanciato da molti giornali, all’alba di domenica 24 marzo, presso la Chiesa di Santa Maria del Popolo degli Incurabili si è verificato il crollo di una volta di sostegno del pavimento retrostante dell’altare maggiore, con il conseguente cedimento di parte del coro ligneo che ha causato alcuni problemi anche alla tomba di Maria D’Ayerba, cofondatrice dell’Ospedale degli Incurabili. L’Ospedale degli Incurabili venne fondato nel 1521 e alle sue vicende storiche sono legati molti santi e beati della città partenopea: San Gaetano Thiene, Sant’Alfonso Maria dè Liguori, la Venerabile Caterina Volpicelli e San Giuseppe Moscati, per citarne alcuni. Nei secoli all’originaria struttura furono annessi altri ambienti adiacenti come l’Orto medico e la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli (affrescata alla fine del ‘500 dall’artista Paul Brill), nonché il complesso di Santa Maria della Consolazione e dove si trovava una famosa scuola di ostetricia. Parte dell’Ospedale venne distrutto durante la Seconda Guerra mondiale. Lo storico nosocomio appare oggi con la sua facciata cinquecentesca dove una scala a doppia rampa che conduce alla storica farmacia, mentre nell’edificio posto di fianco si aprono gli ingressi della Cappella Montalto e della Chiesa di Santa Maria del Popolo, dove appunto è avvenuto il crollo. Sia Il complesso, sia in maniera ancora più particolare la chiesa di Santa Maria del Popolo,  ha rimarcato il Commissario Straordinario dell’Asl Napoli 1, il Dottor Ciro Verdoliva, necessitano di cure molto importanti.

Noi del CNPC vorremmo evidenziare che l’avvenuto crollo della volta non può essere considerato come un episodio isolato, ma si inserisce in una casistica più ampia e diffusa che investe da tempo Napoli e molte altre città italiane. A tal proposito crediamo che le cause di questa e di molte altre situazioni di depauperamento del patrimonio storico-artistico vanno ricercate sia nella mancanza di politiche strategiche per i beni culturali sia nella conseguente scarsità di fondi e investimenti, fattori che uniti ad una generalizzata decrescente sensibilità verso il Patrimonio culturale, non possono far altro che causare una costante e continua perdita di edifici e opere d’arte, testimonianze significative  della nostra identità culturale e storica.