“Mi chiamo Louise Josephine Bourgeois. Sono nata il 24 dicembre a Parigi. Tutto il mio lavoro degli ultimi cinquant’anni, tutti i miei soggetti hanno tratto ispirazione dalla mia infanzia. La mia infanzia non ha mai perso la sua magia, non ha mai perso il suo mistero e non ha mai perso il suo dramma. “

Il percorso artistico della scultrice francese volge all’indagine della propria anima plasmata dai ricordi, a volte rabbiosi e incandescenti, dell’infanzia vissuta. La scultura è intesa come psicanalisi, processo creativo e liberatorio, sfogo e attività riflessiva nonché autobiografica.

Nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra è collocato Maman, il gigantesco ragno plasmato da Louise Bourgeois, uno dei  primissimi lavori che i visitatori incontrarono quando la Tate Modern aprì nel 2000. La figura dell’aracnide incarna ed esplica il tema della maternità.

Questo enorme ragno, che comprende un sacchetto contenente delle uova in marmo, è un omaggio alla maternità e parla di una madre operosa, protettiva, sempre pronta a tessere la propria tela, come la madre della scultrice francese: «Il ragno è un’ode a mia madre. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era nel settore del restauro di arazzi e mia madre si occupava del laboratorio. Come i ragni, mia madre era molto brava. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e per questo sono indesiderate. Così, i ragni sono protettivi e pronti, proprio come mia madre».

Nonostante l’idilliaca relazione materna, l’animo dell’artista è attraversato da una perenne e incessabile rabbia che l’ha portata, negli anni, all’isolamento e ad una sorta di sentimento misantropico. Le motivazioni vanno ricercate nel rapporto con la figura paterna, mutato in seguito alla partecipazione del proprio padre al primo conflitto mondiale; periodo storico in cui Louise visse la propria infanzia.Tornato dalla guerra, il papà di Louise iniziò a concepire la vita come un eterno divertimento e tradiva, sotto gli occhi dei tre figli, la madre. Una ferita, questa, che la Bourgeois troverà la forza di rivelare al mondo solo nell’82, a 71 anni, nel corso di un’intervista. E una sua scultura degli Anni 90, ora al Centre Pompidou, raffigura una casa della sua infanzia, ingabbiata e sovrastata da un’imponente ghigliottina.

L’iconografia e la figura del ragno hanno avuto, nel corso della storia, diverse interpretazioni e connotazioni, sia positive che negative. Come per gli antichi romani e per gli indiani, anche per Louise Bourgeois, il ragno rappresenta l’ ordine cosmico, l’abbondanza e il senso di responsabilità personale. Maman è emblema di tutte le madri protettive, nel senso buono del termine: presenti, pragmatiche e devote. In netta opposizione con i prototipi moderni in cui primeggia quel sentimento di competizione, gelosia, assenteismo e quel senso di egocentrimo che genera figli ed eredi sempre più insoddisfatti, complessati e mancanti di umiltà ed empatia verso il prossimo.

“Ho sempre sentito di dover fare un grande sforzo per farmi perdonare il fatto di essere femmina”.

di Anthea Anna Notarangelo

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