L’intero racconto evangelico della Via Crucis inizia con la condanna a morte di Gesù, nel momento in cui Pilato, attraverso le parole “Ecce Homo”, presenta il Cristo flagellato alla folla, la quale incita alla condanna del Figlio di Dio alla crocifissione. Antonello da Messina, straordinario artista del Quattrocento, si accosta a questo tema nel 1470 con il dipinto ad olio su tavola Ecce Homo, conservato al Metropolitan Art Museum di New York, proponendoci una versione iconografica inedita del racconto della presentazione di Cristo alla folla da parte di Pilato.

Si tratta di un dipinto collocato nel periodo della maturità artistica di Antonello, in cui egli dimostra di aver appreso e fatto propri i principi della pittura fiamminga, acquisiti durante il suo tirocinio a Napoli presso la bottega di Colantonio o, secondo il Vasari, a seguito di un viaggio nelle Fiandre che Antonello avrebbe compiuto e durante il quale sarebbe entrando in contatto con l’ormai vecchio Jan Van Eyck. Questo aspetto è cosi descritto dal Vasari “Costui dunque, andando una volta per sue bisogne di Sicilia a Napoli, intese che al detto re Alfonso era pervenuta di Fiandra la…… tavola di mano di Giovanni da Bruggia, dipinta ad olio, per si fatta maniera che si poteva lavare, reggeva ad ogni percossa et aveva in se tutta perfezzione; per che, fatta opera di vederla, ebbono tanta forza in lui la vivacità dei colori e la bellezza et unione di quel dipinto, che, messo da parte ogni altro negozio e pensiero se n’andò in Fiandra. Et in Bruggia pervenuto, prese dimistichezza grandissima col detto Giovanni, facendogli presente di molti disegni alla maniera italiana e d’altre cose; talmente che per questo, per l’osservanza d’Antonello e per trovarsi esso Giovanni gia vecchio, si contentò che Antonello vedesse l’ordine del suo colorire ad olio…” (Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architetti, Newton Compton Editori, 2009).

Nel dipinto in esame, Antonello ci propone una versione del tutto nuova rispetto alla tradizionale iconografia dell’Ecce Homo, che solitamente viene ambientata nel pretorio alla presenza di Pilato. In quest’opera il pretorio non c’è e non compare neanche il governatore romano, ma c’è un fondo nero sul quale la figura di Gesù è costruita a mezzo busto, con la corona di spine. Egli è stato appena flagellato ed è presentato ad una immaginaria folla guidata dai sommi sacerdoti che si trova dal lato dell’osservatore, verso il quale lo sguardo sofferente del Cristo è indirizzato. La sola presenza del fondo nero ci porterebbe a pensare ad un’opera del Cinquecento o del Seicento, ma il cartiglio sulla cornice, dipinta alla base del dipinto, è l’unico elemento che richiama l’epoca e che ritroviamo anche nel Cristo alla colonna realizzato, sempre da Antonello da Messina, nel 1473 e custodito a Piacenza, nel collegio Alberoni, in cui dal fondo nero si intravede, a differenza di quanto accade nel dipinto in esame, la colonna della flagellazione, aspetto che anticipa in qualche modo la meravigliosa Flagellazione di Cristo del Caravaggio risalente al 1607 e oggi conservata al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. L’Ecce Homo di Antonello da Messina ha la particolarità di rendere partecipe il pubblico che lo osserva. Come un vero e proprio regista, l’artista messinese realizza un Cristo sofferente che ci guarda come per ricordarci che sta prendendo su di sé i nostri peccati e sta per portarli sulla croce affinché noi possiamo rinascere con lui. Non compare Pilato nella composizione, ma la maestria dell’artista ce ne fa intuire la presenza e ci affida il ruolo della folla, quella stessa folla che urlò “Crocifiggilo, crocifiggilo”. Con l’Ecce Homo del Metropolitan Art Museum di New York, Antonello da Messina da l’avvio ad un nuovo tipo di rappresentazione iconografica sacra, in cui chi osserva diventa attore e spettatore allo stesso tempo, contribuendo in toto alla narrazione proposta dall’artista.

di Marco Tedesco 

pagina FaceBook : Marco Tedesco storico e critico d’arte

Associazione R.A.M. – Delegazione di Gaeta sito web :www.rinart.it