Siamo nel cuore del Salento, nella Grecia salentina, precisamente nella città di Galatina. La chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, monumento nazionale, si trova nell’elegante centro storico di stile barocco e si distingue per la sua facciata semplice e lineare. Costruita tra il 1383 e il 1391, presenta il suo aspetto esterno in stile romanico pugliese, con tre ingressi; il portale maggiore ha una finissima decorazione che ricorda la chiesa di San Nicolò e Cataldo di Lecce, benché la basilica di Galatina verrà costruita circa duecento anni dopo. Si è voluto conservare lo stesso stile in memoria del re Tancredi (che aveva fatto erigere la chiesa di San Nicolò e Cataldo), unico monarca nato a Lecce, come Maria d’Enghien contessa di Lecce di origine francese. Santa Caterina venne edificata per volontà di Raimondello Orsini del Balzo, conte di Soleto, principe di Taranto, marito di Maria d’Enghien.
Il 25 marzo 1385 Urbano VI emana due bolle: con la prima autorizza il Ministro Provinciale dei Frati minori di Calabria ad insediarsi nel convento annesso alla chiesa, con la seconda concede a Raimondello Orsini del Balzo di dotare il complesso di un ospedale. Una chiesa di rito latino nella Grecia salentina, dove si professava il rito greco. Secondo la tradizione, Raimondello di ritorno dalla Terrasanta decise di far costruire a Galatina la chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, martire orientale, giovane donna colta che andava a predicare nei templi. Arrivato al monastero dedicato alla santa sul monte Sinai, mentre baciava la mano della Santa le staccò un dito di netto, con un morso. Riportò la reliquia a Galatina, tuttora conservata nel museo della Basilica.
Entrando all’interno della chiesa la meraviglia toglie il fiato, ci troviamo davanti una costruzione gotica, francese, completamente affrescata, il blu è il colore dominante, i cicli pittorici sono secondi alla Basilica di San Francesco d’Assisi. I grandi cicli di affreschi sono dei libri, ideati per essere letti dalla popolazione analfabeta, con scene realistiche, pratiche (per esempio l’arca di Noè) come sono i Francescani. Il figlio di Raimondello Orsini del Balzo, e di Maria d’Enghien sposerà la nipote del papa Martino V, Anna Colonna, imparentandosi con una delle famiglie più potenti dell’epoca. Alla morte di Raimondello, Maria fu costretta a sposare a Taranto, in seconde nozze, il re Ladislao Durazzo d’Angiò diventando regina di Napoli. All’interno della basilica di Galatina gli stemmi delle famiglie sono rappresentati più volte, a rimarcarne il prestigio. Suddivisa in tre navate, l’intero ciclo di affreschi si sviluppa da sinistra a destra in senso rotatorio: nella prima campata e controfacciata sono dipinte le scene dell’Apocalisse; nella seconda le Storie della Genesi ed i sette Sacramenti; nella terza le Gerarchie Angeliche e Storie della Vita di Cristo. Le pareti del prebisterio sono dedicate a Santa Caterina d’Alessandria. Nella navata laterale destra il ciclo sulla Vita della Vergine. Negli affreschi con gli angeli musicanti, assieme agli strumenti musicali dell’epoca è da notare la cura per i particolari dei personaggi, dalle pettinature ai vestiti.
Maria d’Enghien, rimasta vedova per la seconda volta, dopo lunghe vicissitudini ritornerà in possesso delle sue proprietà e dei suoi titoli insieme al figlio Giovanni Antonio e deciderà di rifare gli affreschi della basilica di Galatina in modo maestoso, non badando a spese e dimostrando il suo prestigio. Parteciperanno all’impresa diverse maestranze, dalla scuola giottesca ai maestri di diverse città, artisti napoletani venuti a contatto con Maria durante il suo regno a Napoli.

di Isabelle Delle Rose

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