L’emergenza sanitaria ci ha allontanato da tanti elementi della vita quotidiana che davamo per scontati, come ad esempio la fruizione del nostro immenso patrimonio culturale nelle sue molteplici forme. Un aspetto, per noi italiani, abbastanza scontato e che passava inosservato alla nostra frenesia. Ma, da quando all’improvviso ci è stato “sottratto”, è venuta meno una parte fondante della nostra identità. I tesori nazionali ci sono sempre stati e avevamo la presunzione di poterne godere in qualsiasi momento, contrariamente adesso ci preme poter visitare un museo, entrare in una chiesa o fare una gita in un borgo.

In questa anomala situazione, si è rivelata agli occhi di tutti l’utilità di uno strumento finora sottovalutato, incompreso e talvolta disprezzato: il virtual tour. Google Street View ha portato nella nostra quotidianità un mezzo nato a scopo commerciale per poi piegarlo, tramite il progetto Google Arts&Culture, ad un uso culturale. E così i tour virtuali sono ora richiesti e pubblicizzati: c’è addirittura chi vorrebbe aver fatto questa scelta in passato, lodando quelle realtà lungimiranti che hanno investito in questo innovativo strumento. 

I vantaggi sono infiniti e liberamente interpretabili da ognuno in base ai propri interessi e alla propria sensibilità, e si mostrano anche al di fuori di situazioni di emergenza. Nel campo della promozione permette la raggiungibilità del sito culturale in qualunque contesto reale (ad esempio in fiere o convegni) e virtuale (siti web), concedendo all’utente, al contrario di quanto accade con i soliti strumenti, quali immagini fotografiche o video, l’opportunità di avere un ruolo attivo in quanto è il fruitore a scegliere liberamente cosa “esplorare” e come, senza dover sottostare a scelte e selezioni altrui. Permette, inoltre, di avvicinare utenti disinteressati, attratti dalla scelta tecnologica. Da non sottovalutare, poi, l’utilità nel campo della didattica: ad esempio scuole o gruppi organizzati, possono servirsene per preparare una visita ad un sito o un museo. Il virtual tour garantisce inoltre vantaggi nel campo della conservazione: offrendo una rappresentazione realistica del contesto permette di mantenerne la memoria, costituendo un potente archivio di informazioni oggettive e permettendo di rendere fruibili luoghi che, per ragioni conservative vengono preservati dai flussi di massa.

L’ambito in cui il tour permette di ottenere maggiori vantaggi è indubbiamente quello dell’accessibilità culturale. Ci sono persone che per le ragioni più disparate non possono fruire di questa ricchezza, mentre lo strumento virtuale favorisce l’avvicinamento e la lettura del patrimonio culturale. Esso permette non solo di avere una visione completa e realistica del luogo ma, se adeguatamente realizzato, consente l’arricchimento tematico con planimetrie che facilitano l’orientamento. Inoltre, mediante pop up informativi, si possono integrare testi di approfondimento semplificati e video, tra i quali anche video in LIS (Lingua Italiana dei Segni), per garantire l’accessibilità alle persone non udenti, e tracce audio a favore dei non vedenti e/o stranieri. Si può prevedere quindi l’inserimento di materiale storico (video, fotografie, documenti…), addirittura di modelli tridimensionali di oggetti, di cui difficilmente si potrebbero apprezzare le caratteristiche o la loro interezza, oppure oggetti conservati in luoghi diverso da quello del tour a cui però sono legati. L’alto livello di personalizzazione e la sua versatilità lo rendono perfettamente adatto a qualsiasi esigenza culturale senza precluderne la visita, anzi arricchendola e permettendo l’esperienza anche a chi non ne avrebbe la possibilità. 

L’attuale situazione emergenziale, fortunatamente non sarà eterna e gradualmente potremo riappropriarci delle nostre abitudini e riavvicinarci ai nostri tesori, ma con la consapevolezza che questi, immutati e disponibili da decenni o secoli, ci possono essere preclusi in un attimo. L’apprezzamento per le potenzialità di questo strumento tecnologico, ci fa ben sperare che sia stato superato uno dei maggiori timori espressi nei suoi confronti, ossia la paura della mancanza dell’utenza in loco allorquando si rende accessibile un sito culturale tramite virtual tour. Al contrario il tour funzionerebbe da stimolo per una visita futura, poiché l’esperienza reale rimarrà sempre quale condizione sensoriale insostituibile. Se per la maggior parte delle persone si tratta al momento di un palliativo per altri potrebbe invece essere l’unico tramite per godere del patrimonio culturale non solo in questa anomala circostanza. Si tratta di un servizio che non solo Google è in grado di offrire, ma che realtà più piccole possono garantire con buoni gradi di personalizzazione, permettendo a “siti minori” di essere all’avanguardia e avvicinarsi alle esigenze di tutti. Un esempio virtuoso ed interessante questo proposito è il virtual tour, realizzato con l’associazione Una Quantum inc, del Museo civico archeologico “Rodolfo Lanciani” di Guidonia Montecelio (RM) che, dallo scorso novembre, è stato reso fruibile al pubblico (http://www.guidonia.org/home/esplorare/cultura/musei/virtual-tour-museo-rodolfo-lanciani/) 

di Martina Frau – Conservatore dei beni architettonici e ambientali   

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