Tutti noi abbiamo ancora davanti agli occhi l’immagine del crocifisso miracoloso della chiesa di San Marcello al Corso di Roma, e della preghiera che il Pontefice ha rivolto affinché potesse cessare la pandemia del covid-19. Viene definito miracoloso poiché di salvò da in incendio che distrusse la chiesa di San Marcello al Corso nel 1519. Inoltre esso è attribuita la cessazione della peste del 1522, quando fu portato in processione dalla chiesa di San Marcello fino a piazza San Pietro per scongiurare l’epidemia che flagellava la città di Roma. Gesto simbolico che Papa Francesco ha voluto ripetere lo scorso 27 marzo.

Sulla scultura nulla o poco si conosce sotto il profilo storico-artistico, benché già molti studiosi hanno espresso le loro ipotesi a riguardo. E’ stata proposta una datazione riferibile al XIV secolo e, con ogni probabilità, la seconda metà del secolo. La scultura è normalmente collocata sull’altare della cappella così come in uso in quel periodo, ciò fa presumere che c’era da parte della committenza, di cui attualmente non sappiamo nulla, la volontà di offrire l’opera alla devozione del popolo, oltre che privata. Devozione che fu manifestata a partire dal 1519.

Una attenta lettura dell’opera ci conduce all’iconografia del Christus Patiens, il Cristo sofferente, proposta per la prima volta in pittura da Giunta Pisano nel 1250-1254, inoltre ricorda la tipologia dei crocifissi di area renana, di maestranze in gran parte anonime, che in quegli anni si diffusero in tutta la penisola italiana e di cui ne si trova un esempio nel Crocifisso di San Giorgio dei Teutonici a Pisa datato al XIV secolo anch’esso.

Nella scultura conservata in San Marcello al Corso a Roma si riflette il racconto della crocifissione di Cristo secondo il passo del Vangelo di Giovanni che recita “… e chinato il capo, diede lo spiro”, che fu fonte di ispirazione per gli artisti che dalla metà del XIII secolo in poi si sono avventurati nella esecuzione di tale tema. Nel crocifisso miracolo di San Marcello al corso, “tutto è compiuto”, Cristo è appena spirato e non ha accanto a se la presenza della Madre e di San Giovanni, come avviene nell’iconografia tradizionale della crocifissione. L’anonimo scultore ha voluto infatti rendere noi osservatori partecipi alla scena. Ognuno di noi entra pienamente e realmente nella narrazione evangelica. Il Crocifisso miracoloso di San Marcello al Corso, rappresenta dunque un suggestivo tesoro dell’arte italiana di cui poco si conosce, ma che pone agli storici dell’arte una implicita richiesta di approfondimento per conoscerne meglio le vicende artistiche.

di Marco Tedesco 

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