La filosofia estetica ci insegna che l’arte è sempre lo specchio dell’anima dell’artista e figlia del suo tempo. Questa affermazione, affine alle tesi estetiche di Friedrich Schiller[1], assume particolare rilievo nell’immersione profonda nelle opere della fotografa Enza De Paolis. L’analisi dei suoi ultimi scatti è un’esperienza che appartiene al mondo delle emozioni e al confronto con noi stessi. Enza con il suo obbiettivo fotografico trasmette il suo messaggio attingendo dall’anima e portandolo in superficie mettendosi a nudo, rivelando al mondo la propria sensibilità e creatività. Nell’arte contemporanea, è risaputo, il ruolo del concetto è spesso molto superiore alla ricerca della bellezza espressiva, dell’armonia e della poesia, non è così per Enza De Paolis che della grazia ne ha fatta una delle caratteristiche dominanti della sua espressione estetica.

Il gesto artistico in questo contesto è come una liberazione che Enza concretizza attraverso il confronto con se stessa e la realizzazione di una ricerca fotografica che avviene in un quadro di positività. “Mutano i cieli sotto i quali ti trovi, ma non la tua situazione interiore, poiché sono con te le cose da cui cerchi di sfuggire” affermava Seneca parlando della serenità, ed è proprio questo il punto dal quale sgorga l’indagine creativa della fotografa. Le opere che abbiamo ammirato in gallerie e musei di tutta Italia raccontano un percorso dove nulla è casuale, tutto ciò che è stato creato contiene la storia precedente e su di essa è costruito. Tutto il bagaglio di esperienze positive o dolorose sono parte integrante della lirica espressiva odierna, ecco perché, tutto il percorso fotografico dell’artista, lo si può considerare coerente, pur nella sua ormai ampiamente raggiunta maturità artistica. 

Rientra in queste riflessioni anche l’analisi declinata nella contrapposizione mitologica del caos e del cosmo. Come due sentimenti eterni, contrapposti tra loro e in equilibrio, la ricerca dell’ordine e il fascino indiscutibile del disordine. Quel caos dal quale è nato il cosmo, come forza benefica in grado di contrastare e di bilanciare l’umanità alla ricerca di un’armonia affinché non si perda nel disordine. Dentro a tutto ciò, Enza De Paolis, coglie dalle proprie tensioni interiori un fermento creativo che implode in forma d’arte alimentando il dialogo tra poesia e fotografia.  

Oggi l’artista prosegue nel suo percorso di riflessione e ricerca, evolvendo ed ampliando il suo alfabeto espressivo e approdando a nuove creazioni artistiche in cui la l’attesa, la solitudine e la speranza si riflettono nell’acqua, elemento simbolo del principio di tutte le cose, fino a giungere al cielo nel segno di una vera rinascita. Una proiezione verso l’alto come metafora di un’elevazione spirituale dai tormenti terreni. Come nel primo canto del Paradiso[2], nella Divina Commedia, Beatrice spiega a Dante il naturale dirigersi verso il cielo, verso la luce, in un ordine prestabilito.

Ne l’ordine ch’io dico sono accline 
tutte nature, per diverse sorti, 
più al principio loro e men vicine; …                                  

Acqua come nutrimento di tutte le cose, madre e principio di generazione (secondo la Cosmologia di Talete[3]), elemento primario, non casuale, nella maggioranza delle opere di Enza De Paolis.

Il 2020 sarà ricordato come l’anno drammatico in cui l’umanità ha dovuto rimanere confinata nelle proprie mura domestiche, un ossimoro che vede l’uomo nascosto dalle tormente esterne e dunque costretto a fare i conti con sé stesso. Un momento in cui l’immagine riflessa di uno specchio può rivelarsi scomoda. Enza De Paolis, non si è sottratta al confronto ed è riuscita a far emergere, dal riflesso dell’acqua, la profondità delle solitudini umane, un silenzio amplificato dall’attesa di una rinascita che avverrà presto per chi avrà il coraggio di incontrare sé stesso. L’artista è dotata di una sensibilità introspettiva unica nel suo genere, unita ad uno spiccato lirismo dai toni poetici e silenziosi in contrapposizione ad un mondo che invece tende ad urlare per attirare attenzione su di sé. 

“Attesa”, “Solitudine”, “Speranza”, e “Rinascita” non sono solamente le ultime quattro opere della fotografa al momento,  ma un percorso preciso di questo tempo, un percorso di consapevolezza e poetica risalita verso la luce che lei sottolinea nei titoli e descrive nel suono dei suoi versi. Il nuovo percorso espressivo di Enza De Paolis è dunque un ulteriore passo avanti particolarmente significativo perché riesce a rinnovarsi pur non tradendo la filosofia che ha alimentato tutta la sua storia creativa, un segno questo che certifica una ricerca della qualità che prosegue con la forza, l’energia e la passione di sempre.  

di Alberto Moioli – Dir. Art. Arte Limpida e Dir. Ed. Enciclopedia d’Arte Italiana

sito web: www.albertomoioli.it 


[1] Johann Christoph Friedrich von Schiller – (Marbach am Neckar, 10 novembre 1759 – Weimar, 9 maggio 1805) è stato un poeta, filosofo, drammaturgo e storico tedesco. Profondamente influenzato dalla Critica del giudizio di Kant, Schiller ha elaborato tesi di filosofia estetica molto interessante e particolarmente attuale nelle sue analisi. Da segnalare Über Anmut und Würde trattato d’estetica del 1973. Schiller è stato comunque un personaggio straordinario e forse andrebbe maggiormente valorizzato perché la sua personalità e sensibilità l’ha portato a pubblicare opere letterarie di poesia, medicina, prosa e opere drammatiche. 

[2] Ne l’ordine ch’io dico sono accline tutte nature, per diverse sorti, più al principio loro e men vicine; onde si muovono a diversi porti per lo gran mar de l’essere, e ciascuna con istinto a lei dato che la porti.  Questi ne porta il foco inver’ la luna; questi ne’ cor mortali è permotore; questi la terra in sé stringe e aduna. Siamo nel primo meraviglioso primocanto del Paradiso, Dante è con Beatrice e ne è estasiato, lei osserva il cielo mentre lui s’incanta guardandola e con lei si confronta. Beatrice racconta e spiega l’ordine del Paradiso e come tutte le cose tendono all’alto anche il fuoco. Un passaggio della Divina Commedia molto importante e dibattuto, di una bellezza disarmante. 

[3]   Talete di Mileto (in greco antico: Θαλῆς, Thalês; Mileto, 640 a.C./625 a.C. circa – 548 a.C./545 a.C. circa) è stato un filosofo, astronomo e matematico greco antico. «Talete di Mileto fu senza dubbio il più importante tra quei sette uomini famosi per la loro sapienza – e infatti tra i Greci fu il primo scopritore della geometria, l’osservatore sicurissimo della natura, lo studioso dottissimo delle stelle» (Apuleio)