E’ difficile raccogliere le energie, concentrarsi e fermare il flusso dei ricordi e delle immagini che, con frenetico disordine, corrono nella mente mentre la cattedrale di Notre Dame de Paris brucia tra le fiamme. In un attimo interminabile affiorano le frasi di Victor Hugo e del suo celebre romanzo, i colori vivi e lucenti della tela di Jacques-Louis David che immortalava Napoleone e Giuseppina di Beauharnais all’interno della cattedrale francese nell’Incoronazione (1805; Museo del Louvre), la romantica miniatura di Jean Fouquet nel Libro d’Ore di Etienne Chevalier (1452-60; collezione Lehman, Matropolitan Museum of New York). Allo stesso modo ritornano alla mente le lezioni universitarie e le pagine di quel libro che, introducendo il nuovo corso dell’architettura medievale, parafrasava le parole di un cronista del 1280, “Opere fancigeno: la nascita del gotico nell’Ile-De-France”. Nasceva, sul crinale del XII secolo, il gotico e nasceva in Francia, nelle città di Noyon, Laon, Soisson e Parigi. Ed era proprio Notre Dame a rappresentare “la testimonianza più notevole sotto vari aspetti”(Castelfranchi Vegas). La costruzione fu voluta dal vescovo Maurce del Sully, che nel 1160 decise di sostituire la precedente chiesa con una nuova e più maestosa costruzione. La disposizione planimetrica si sviluppava su cinque navate con transetto allineato ed un doppio deambulatorio, così come doppie erano le campate interne, sorrette da pilastri circolari; nella zona superiore si apriva un sontuoso matroneo mentre la ricchezza decorativa delle volte ogivali costolonate, delle bifore e delle trifore, davano lo slancio vorticoso per elevarsi verso il cielo. La cattedrale parigina rappresentava un capolavoro di equilibrio architettonico, basato sul rapporto simmetrico tra sviluppo longitudinale e progressione dell’alzato, con archi di scarico e muri leggieri, e dove tutto doveva replicare l’armoniosa e rigorosa spartizione edilizia della facciata. Notre Dame internamente vibrava di luce grazie alle immense e colorate vetrate. Proprio i grandi finestroni istoriati, con le storie del Vecchio e Nuovo Testamento, assumevano la stessa valenza espressiva dell’antica arte musiva; rifulgenti di straordinarie cromie e irradiate dalla luce solare, trasformavano lo spazio interno della cattedrale in una sorta di luogo ascensionale verso il Paradiso. Si è molto parlato dei lavori di ristrutturazione ottocenteschi che hanno tramandato un’immagine falsata dell’antica cattedrale. Si trattò sicuramente di un intervento importante che, pur nella sua significativa “intromissione”, non cambiò la planimetria né sostituì completamente tutti gli elementi medievali. Molto fu sostituito ma sopravvissero i fornici delle porte d’ ingresso, alcune statue di epoca medievale e altrettanto si può dire di alcune vetrate. Però quell’intervento rappresenta, nella sua imminenza temporale, la testimonianza di una civiltà e l’elaborazione di una visione estetica, e per questo può essere considerato come un documento della storia artistica europea. Inoltre la progettazione di Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc superava l’antico adagio “restauratio est renovata creatio” e l’idea di mera conservazione, aprendo la strada del restauro moderno, dell’indagine documentaria e dell’elaborazione teorica e filosofica. Allo studio dei documenti superstiti (come ad esempio le incisioni tratte da Montfaucon) Viollet-le-Duc affiancò il ragionamento critico; con soluzioni elaborate secondo circostanze specifiche, talvolta anche audaci, ma in linea con il principio del restauro stilistico. Si potrà obiettare sugli interventi, ma occorre ricordare che siamo ancora lontani dalle Carte dei Restauri e dalle codificazioni post-belliche. Notre Dame intanto appare morente, avvolta dalle fiamme e nei fumi. Ed è impensabile pensare ad una ricostruzione che possa restituirla all’umanità come essa era. Gli studiosi, gli storici dell’arte e tutti coloro a cui sta a cuore la cultura non possono far altro che ricordare, perpetrare e trasmettere la memoria affinché non tutto sia perduto, affinché ciò che non esiste più possa continuare a sopravvivere al tempo e agli eventi attraverso i ricordi e le testimonianze.

Adolfo Parente